Capita
a tutti di trovarsi in un momento in cui le emozioni prendono il sopravvento
prima ancora che il pensiero abbia il tempo di intervenire. Qualcuno dice
qualcosa che colpisce nel segno, la tensione sale, e la risposta che esce non è
quella che avremmo voluto dare. Oppure siamo noi a dire qualcosa di affrettato,
a giudicare una situazione prima di averne capito il contesto, e poi ci
ritroviamo a fare i conti con le conseguenze.
Questi
momenti toccano ognuno di noi a prescindere dal livello personale di
autocontrollo, soprattutto chiunque lavori a stretto contatto con altri e chi
opera nel volontariato, nella formazione o nel coordinamento di gruppi li
conosce bene.
La
buona notizia è che esistono strumenti semplici per gestirli. Due frasi brevi,
da tenere a portata di mano nei momenti di tensione, che possono cambiare la
qualità della reazione prima che diventi un problema.
La
prima frase: non sa
Qualcuno
fa un commento che ti colpisce, magari criticando una tua decisione senza
conoscere il ragionamento che c’è dietro oppure mettendo in discussione il tuo
lavoro in un modo che ti sembra ingeneroso, anche solo sminuendo qualcosa che
hai proposto.
In
quei momenti, prima che la risposta emotiva prenda il controllo, vale la pena
fermarsi su due parole: non sa.
Non
sa cosa hai considerato prima di arrivare a quella decisione. Non sa cosa hai attraversato per essere lì dove sei. Non sa cosa significa stare nella tua posizione, con le informazioni che hai e
le responsabilità che porti.
Questa
frase non deve servirti per sminuire l’altra persona e ha una funzione completamente
diversa: ti ricorda che il suo commento nasce da una prospettiva incompleta, e
che se avesse la tua stessa visione della situazione probabilmente non avrebbe
detto quello che ha detto. Questo allontana la reazione dal piano personale e la riporta su un piano più
gestibile. Non sa…e quindi l’altro non reagisce per ferire te.
Nei
gruppi le tensioni nascono spesso da informazioni asimmetriche e chi coordina
vede cose che gli altri membri non vedono e viceversa. È un dato di fatto che
viene in realtà dimenticato molte volte: se ci concentriamo sul “non sa”
possiamo fare la differenza tra una risposta che apre un dialogo e una che
chiude le porte a un confronto sereno.
La
seconda frase: non so
L’altro
lato della stessa medaglia riguarda i momenti in cui siamo noi a rischiare di
giudicare in fretta. Vediamo qualcuno comportarsi in un modo che non capiamo,
reagire in modo sproporzionato, tirarsi indietro quando ci aspettavamo impegno,
o alzare la voce quando la situazione non sembrava richiederlo.
Prima
di etichettare, prima di trarre conclusioni, vale la pena ricordarsi: non so.
Non
so come sta andando la sua giornata. Non so cosa sta portando con sé da fuori in quel momento. Non so cosa ha vissuto prima di arrivare qui, cosa lo preoccupa, cosa lo ha
ferito di recente. Non so quale sia il suo punto di vista sulla situazione, e come tutto quello
che non conosco di lui stia influenzando quello che sto vedendo adesso.
L’invito
di questa frase va ben oltre il semplice essere d’accordo con il comportamento
altrui. Si tratta di un esercizio più sottile: mantenere aperta la lettura
della situazione finché non la si è compresa davvero.
Questa disponibilità a sospendere il giudizio è una delle qualità più preziose
che possiamo mettere in gioco per evitare fraintendimenti e, soprattutto,
tensioni gratuite e non produttive.
Se una persona tra quelle alle quali stiamo comunicando qualcosa si comporta in
modo difficile quasi sempre ci sta comunicando qualcosa che non ha ancora
trovato le parole per dire. Se riusciamo in quel frangente emotivamente
complicato a restare curiosi invece di diventare difensivi e prevenuti, creiamo
le condizioni perché quella cosa possa emergere.
Perché
funzionano
Queste
due frasi hanno in comune una caratteristica: rallentano. In un momento di tensione, il cervello tende ad accelerare verso la risposta
più immediata, quella costruita sull’emozione del momento. Fermarsi su una
frase breve al contrario interrompe quel meccanismo e apre uno spazio, piccolo
ma sufficiente, per scegliere come reagire.
Nei
gruppi questo spazio è preziosissimo. Le dinamiche più difficili nei contesti
associativi e formativi raramente nascono da conflitti reali e profondi e i malintesi
sono alimentati nella stragrande maggioranza dei casi da reazioni affrettate,
da parole dette nel momento sbagliato e da giudizi formati prima di avere il
quadro completo.
Ahimé
non esiste la bacchetta magica per queste situazioni e, come spesso capita per
gli spunti che trovate tra queste pagine, fornisco strumenti con i quali
mettersi alla prova allenandosi giorno dopo giorno. L’abitudine di usare questi due strumenti, verso gli altri e verso se stessi, può
influire profondamente sulla qualità con cui attraversiamo le situazioni
difficili e sulla loro evoluzione, senza avere la pretesa di renderle
improvvisamente facili.
Una pratica, non una
teoria
Come
tutte le cose che riguardano la gestione delle emozioni, l’utilità di queste
frasi si misura nell’uso più che nella sola comprensione. Capire il meccanismo
è il primo passo e il valore reale emerge quando si riesce poi a ricordarle nel
momento in cui servono davvero: quando la tensione è alta e la reazione emotiva
è già partita istintivamente verso una direzione che non è quella più sensata
in valore assoluto.
La
prossima volta che senti qualcuno che ti colpisce in modo sgradevole, prova a
fermarti un secondo su quelle tre parole: non sa. Così come la prossima volta
che stai per chiudere il giudizio su una persona, prova a ricordarti: non so.
Sono
frasi piccole. E nei momenti giusti, le frasi piccole fanno cose grandi.