Continui a rinunciare ai tuoi sogni? Sii meno duro con te stesso e li realizzerai!

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C’è una cosa che facciamo tutti, quasi senza rendercene conto.
Ogni volta che qualcosa non va come vorremmo, che un progetto non decolla, che non raggiungiamo un obiettivo nei tempi previsti, partiamo con un monologo interiore fatto di giudizi severi e autocritiche impietose.

“Dovevo fare di meglio.” “Forse non sono abbastanza bravo.” “E se non ci riuscissi mai?”

Ti suona familiare? Quante volte, di fronte a un fallimento, ti sei trattato con una durezza che non useresti mai con un’altra persona?
Siamo pronti a incoraggiare e a rincuorare un amico o un parente, addirittura una persona con la quale non abbiamo neanche eccessiva confidenza ma non attutiamo lo stesso comportamento vero noi stessi.

Io posso affermare con assoluta certezza di essere per me stesso il peggior capo che abbia mai avuto.
Sono più esigente, più critico e meno indulgente con me stesso di chiunque altro lo sia stato nei miei confronti come mio diretto superiore in tutta la mia carriera lavorativa.

La mia ipotesi è che sia così anche per te.
Non sono un indovino, semplicemente ho notato anche in tantissime altre persone la tendenza a essere iper critiche nei confronti di se stesse.

Il problema è che siamo spesso i nostri peggiori giudici, magari convinti che solo l’autodisciplina più rigida possa portarci al successo.
Ma cosa succederebbe se ti dicessi che, in realtà, essere più gentili con noi stessi ci rende più forti, più resilienti e persino più capaci di realizzare i nostri sogni?

Il paradosso della severità: più ci critichiamo, più ci blocchiamo

La logica ci direbbe che essere severi con noi stessi ci aiuta a migliorare, a non ripetere errori, a mantenere la concentrazione. Ma la scienza racconta un’altra storia. Uno studio dell’Università della California e pubblicato su Personality and Social Psychology Bulletin ha dimostrato che le persone che praticano l’auto-compassione sono più motivate a migliorarsi rispetto a quelle che si trattano con durezza.

Come mai? Perché l’autocritica eccessiva innesca una reazione di stress nel nostro cervello, portandoci a procrastinare, ad avere paura di agire e, in alcuni casi, a rinunciare del tutto. Più ci critichiamo, più il nostro cervello si convince che siamo incapaci e più il timore di fallire ci paralizza. Un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.

Ma se, invece, affrontassimo i nostri fallimenti con accettazione? Se invece di dirci “Sono un disastro”, ci dicessimo “Ho fatto un errore, ma posso imparare da questo”?
Sembra una piccola differenza, ma cambia radicalmente il nostro approccio alle sfide.

Il legame tra autocompassione e mentalità di crescita

La psicologa di Stanford Carol Dweck ha studiato per anni la differenza tra mentalità fissa e mentalità di crescita. Le persone con una mentalità fissa credono che il talento e l’intelligenza siano immutabili: o sei bravo in qualcosa o non lo sarai mai. Chi invece ha una mentalità di crescita vede le difficoltà come occasioni per imparare e migliorarsi. Non si scoraggia di fronte agli errori, anzi, li usa come strumenti di crescita.

L’auto-compassione funziona esattamente allo stesso modo. Le persone che si trattano con gentilezza riconoscono che il fallimento è una parte naturale del processo di crescita. Non significa abbassare gli standard o essere indulgenti con la mediocrità. Significa semplicemente accettare che nessuno riesce sempre al primo colpo e che la vera forza sta nella capacità di rialzarsi e riprovare, senza umiliarsi nel processo.

Come smettere di essere il peggior capo di te stesso

Se ti sei reso conto di essere troppo duro con te stesso, ecco alcune strategie per iniziare a cambiare prospettiva:

1. Trattati come tratteresti un amico. Se un amico venisse da te raccontandoti di aver fallito in qualcosa, lo riempiresti di critiche e giudizi negativi? Probabilmente no. Gli diresti che è normale sbagliare, che ha imparato qualcosa di nuovo e che la prossima volta farà meglio. Perché non usare la stessa gentilezza con te stesso?

2. Osserva il tuo dialogo interiore. Prendi nota delle cose che dici a te stesso quando qualcosa non va. Sono frasi costruttive o sono attacchi personali? Se ti accorgi che il tuo dialogo interiore è troppo duro, prova a sostituire le critiche con affermazioni più equilibrate. Ad esempio, invece di “Non sono capace”, prova con “Sto ancora imparando e sto facendo del mio meglio”.

3. Normalizza il fallimento. Ogni grande successo è costellato di fallimenti. Chiunque abbia raggiunto traguardi importanti ha dovuto affrontare difficoltà, errori e momenti di sconforto. Non sei l’unico ad aver sbagliato, e non sarai certo l’ultimo. Se tutti gli altri hanno superato i loro fallimenti, anche tu puoi farcela.

4. Riformula le tue aspettative. Avere standard elevati va bene, ma assicurati che siano realistici. Se ti poni obiettivi impossibili e poi ti colpevolizzi quando non li raggiungi, stai solo creando un ambiente tossico per te stesso. Stabilisci traguardi ambiziosi, ma concediti il tempo e lo spazio per arrivarci gradualmente.

Riscoprire la gioia del percorso

Uno degli effetti più belli dell’auto-compassione è che ci permette di riscoprire il piacere di fare ciò che amiamo, senza la costante paura di fallire. Quante volte hai abbandonato un progetto o un sogno solo perché avevi paura di non essere abbastanza bravo? Immagina se invece avessi continuato, con la consapevolezza che ogni passo, anche i più incerti, ti avvicinava sempre di più al tuo obiettivo.

Smetti di pensare che devi essere perfetto. Smetti di credere che solo chi non sbaglia mai ha successo. La verità è che le persone che realizzano i propri sogni sono quelle che non si arrendono alle prime difficoltà. E il modo migliore per non arrendersi è trattarsi con gentilezza, con pazienza, con la fiducia che ogni ostacolo superato ci rende più forti.

E tu, quanto sei indulgente con te stesso?

Fermati un attimo e chiediti: come mi tratto quando qualcosa non va? Mi do addosso o cerco di capire cosa posso imparare dalla situazione? Se scopri di essere troppo critico con te stesso, prova per una settimana a cambiare approccio. Trattati con la stessa gentilezza che useresti con un amico. Osserva come cambia la tua motivazione, il tuo stato d’animo, la tua energia.

Forse scoprirai che il segreto per realizzare i tuoi sogni non è essere più severo, ma essere più umano.

Spicca il volo!
Riccardo

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